Adriana Asti, un tributo psicofuturista

Pubblico un ricordo della grande attrice italiana che ha donato la sua presenza al cinema e al teatro con eccellente bravura, estrema generosità e poliedrica capacità di assumere i ruoli più diversi, con registi di fama mondiale come Luchino Visconti, Pier Paolo Pasolini, Franco Brusati, Bernardo Bertolucci, Giuseppe Patroni Griffi, Vittorio De Sica, Luis Buñuel, Carlo Mazzacurati, Marco Tullio Giordana, Mathieu Amalric, Tinto Brass, André Téchiné, Benoit Jacquot. È particolarmente cara allo psicofuturismo per la sua passione psicoanalitica, la sua amicizia con Cesare Musatti, pietra miliare della psicoanalisi freudiana italiana (ho scoperto da poco che è stato addirittura testimone delle sue nozze con Giorgio Ferrara, al quale ha dedicato la piece teatrale di cui offro in lettura la recensione dello spettacolo, pubblicata sul mio libro La psicoanalisi all’Opera). Aggiungo anche un’altra brevissima nota critica di uno spettacolo visto a Spoleto, dove andai a trovarla in camerino portando in dono il libro con la recensione di Caro professore che leggerete. In quell’occasione mi accolse con garbo e simpatia e con il libro tra le mani mi strizzò l’occhiolino e mi disse: Lei lo sa, sì, che io sono una vecchia talpa della psicoanalisi?!

Caro Professore (…per sempre sua)

(Psicorecensione dello spettacolo teatrale di e con Adriana Asti, regia di Massimo Navone)

Questo delizioso, spiritoso (e spiritato!) spettacolo teatrale scritto e interpretato da una delle più grandi attrici del teatro italiano, Adriana Asti, nasce da una triste assenza, un incolmabile vuoto, una terribile perdita: di un amico, ormai che l’analisi è terminata (e la sua fine coincide – ahilui, ahimè, ahinoi – con la fine terrena dello psicoanalista) che si chiama Cesare Musatti, che è stato lo Psicopompo dell’indimenticabile interprete di Un Cuore Semplice (un dimenticato ma delicatissimo Flaubert in versione cinematografica firmata da Giorgio Ferrara) e centinaia di ruoli teatrali nonché cinematografici.

Per raccontare la storia della sua analisi e dell’assenza del Grande Vecchio nella sua vita la grande Adriana si inventa un personaggio di nome Amalia Otaria, con un marito dalla coda leonina che si chiama Armando Pelliccia, due galline e un topo che popolano la sua casa e la necessità di mettere in scena (teatro nel teatro nel teatro) di continuo storie della sua vita che per lei (la Scrittrice!) sicuramente hanno un senso preciso, e per lo spettatore un senso teatrale e psicoanalitico (e scusate se è poco).

Così in questo circo dove non c’è storia ma molte storie, insieme a Cochi Ponzoni (junghianamente l’Ombra vivente di Renato Pozzetto) l’Adriana nazionale imbastisce tanti episodi d’amore, di gelosia, di tradimento, di bisticci, di angosce materne (della di lei Madre e per non esser madre ella stessa) e severità paterne (concentrabili nel lamento: ma quanto durerà questa analisi!), facendo apparire, seppur brevemente, il suo partner maschile truccato proprio come Il Pronipote di Giulio Cesare (Musatti), e intenerendo soprattutto gli psicoanalisti presenti in sala (questa sera ne abbiamo contati almeno cinque! …e gli altri spettatori? …tutti pazienti – e buoni – fino alla fine …dello spettacolo) quando la Divina supplica il Professore di non morire mai… O quando ricorda un episodio assai teatrale della sua psicoterapia che l’Autore di Chi ha paura del lupo cattivo? ha già pubblicato anni fa lasciando (of course!) anonima la Paziente… (una storiella di pipì in ascensore – portinaia incattivita e interpretazione risolutiva del bisognino più psi che scatologico) e allora ecco il pezzo del mosaico che mancava… E chi come noi oltre venti anni fa frequentava convegni e seminari che il Grande Padre Freudiano Italiano spesso presiedeva con incredibile vitalità e giocondità (raffiche di motti di spirito, rancore affettuoso per tutti i suoi allievi famosi un po’ birichini, secondo lui perché poco ortodossi, battagliero ad ogni intervento) adesso capisce come mai, due volte su tre, una irriconoscibile e sempre mutante Adriana Asti, fosse proprio lì, con occhiali scuri, cappelli o foulards di ogni genere in testa, pronta poi a vezzeggiare il suo Maestro! (E noi lì a spiarla, ingenuamente, chiedendoci come mai la grande attrice fosse lì, in quelle tenute così mascheranti…).

Questo spettacolo è una vera giuggiola per psicoanalisti e pazienti, ma anche una ulteriore bellissima riprova di arte del recitare, e di scrivere, di un’attrice, una interprete che non invecchia mai, ferma a trentacinque-quaranta anni… come ballerebbe (danza classica, on purpose esistante) altrimenti in scena? E naturalmente il merito di tutto è della Psicoanalisi anche se l’Analista, il proprio analista, non deve morire mai (per sua scelta… ucciderlo invece, simbolicamente, è un altro paio di maniche!) e allora cosa resta alla Più Brava Paziente del Mondo e dello Spettacolo?

Più volte cade dal cielo torva e minacciosa una corda da impiccagione, unica alternativa al tormento dell’assenza, alla fine dell’analisi per decesso dell’Uomo del Transfert. Amalia Otaria accarezza ma allontana sempre la corda pendente finché non si sdoppia alla fine in due funi gemelle, che agganciano una panca d’altalena: meglio dondolarsi e andare incontro alla vita, spinti da chi ci ama, sempre più in alto, anziché dondolare con il collo appeso sempre più immobili.

Questa la bella lezione del Grande Assente e di una Grande Presente (più l’Ombra).

Spettatori, psicoanalisti e pazienti fuori dal teatro, verso la Vita. A teatro la vita continua: domani si replica.

Teatro La Cometa, Roma, inverno 1996.

Festival dei Due Mondi di Spoleto – 57° edizione

Lo psicofuturista, giunto a Spoleto, s’imbarca subito sulla nave di Luca Ronconi, che ha messo in scena una pièce tratta da due scritti teatrali di Strindberg: Danza macabra e Der Vampir. Lo spettacolo, inizialmente intitolato Danza di morte, ha ripreso il nome del primo testo nell’edizione finale, per volere del regista. E concordiamo con lui, giacché, non tanto di morte si parla, ma di infernale (r)esistenza di una coppia. Attore d’eccezione Giorgio Ferrara, patron del festival, insieme alla moglie Adriana Asti. Quel gran volpone di Ronconi deve aver pensato, magari ispirato da Stanley Kubrick e Mike Nichols, che non c’è nulla di più esplosivo e veritiero – e teatrale, dunque – che far recitare un dramma coniugale da due attori sposati da tempo, come i nostri. Ricordate la coppia Nicole Kidman-Tom Cruise, a quei tempi ancora perfetta e sposata, in Eyes Wide Shut, il cui plot altro non è che Doppio sogno di Schnitzler? Vi dice niente il film Chi ha paura di Virginia Woolf?, tratto dall’omonimo splendido dramma teatrale intramontabile e perciò copiatissimo (un solo esempio: Il dio del massacro di Yasmina Reza, poi trasposto da Polanski sullo schermo come Carnage) di Edward Albee? Con Liz Taylor e Richard Burton ubriaconi, aggressivi, simpaticissimi, superlativi e ultra sposati nella vita come nel dramma? Il testo di Strindberg, a nostro modestissimo parere, sebbene più deboluccio rispetto agli altri due appena citati, viene però corroborato e arricchito dall’interpretazione della sempre bravissima Adriana Asti e dal neo attore in perfetta parte Giorgio Ferrara. La pièce poteva intitolarsi tranquillamente anche Serata con vampiri senza cena, oppure Per favore mordimi sul collo, dato che il taglio vampiresco è quello scelto da Ronconi. Oltre alla coppia sposata, che si accinge a celebrare i venticinque anni di matrimonio, è presente Kurt, il cugino di lei, nonché suo amante. Il marito è un Nosferatu militare, taccagno e noioso; la moglie è una contessa Dracula insoddisfatta, infelice e attrice fallita. Il terzo personaggio si rivela il più diabolico dei tre, perché, pur restando senza cena data l’avarizia inveterata dell’ufficiale, li lascerà soli a sbranarsi, dopo essersi nutrito del loro sangue. Non a caso lo psicofuturista ha parlato d’imbarco sulla nave teatrale di Ronconi, perché la macchina scenica ha mimato con rullii e beccheggi la metafora della scena come una barca, sulla quale vivono la coppia e il terzo, ma sulla quale potremmo vivere tutti. I tre personaggi non sono mai in cerca d’autore, perché hanno trovato in Ronconi un direttore d’opera accorto e amorevole, che ha saputo interpretare il dittico strindberghiano con la giusta impostazione. Mentre eravamo davanti al camerino per salutare la diva Adriana, non abbiamo potuto fare a meno di ascoltare un certo Arbasino che, parlando con Ronconi, esternava amichevolmente la critica per una possibile condensazione della durata dello spettacolo, che dura ben due ore e mezzo. Concordiamo con Arbasino, anche perché, come detto prima, i dialoghi non sono così memorabili né per l’effetto né per l’arte. Gli attori e la regia, invece, ci sono piaciuti moltissimo.

[…] L’articolo completo è pubblicato su Diario psicofuturista 2014-2015 (Lithos, Roma)

(foto da Wikipedia)

Dante psicofuturista

Questo mio scritto su Dante Alighieri, con uno speciale taglio psicoanalitico, vuole celebrare la sua sicura ascesa al Paradiso 700 anni fa. Il testo fa parte di un nuovo libro di prossima pubblicazione, che contiene una galleria di personaggi del mondo dell’arte, dello sport, della politica, della comunicazione, che hanno tutti un comune – ma non comune – denominatore psicofuturista. Buona lettura!

Se io fossi un professore di letteratura alle scuole superiori (idea che ho accarezzato per tanti anni durante il liceo classico), per far conoscere Dante ai miei allievi, comincerei da Borges. Leggerei in classe gli scritti di Borges sulla Divina Commedia e sono certo che li incanterei grazie al più grande affabulatore della storia della letteratura che io abbia mai incontrato nel mio cammino di modesto lettore, insieme a Stevenson, Stendhal, Proust, Balzac, Dickens. Ricordo che Borges un giorno affermò di essere fiero non tanto dei libri scritti ma di quelli letti.

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Psicovid: notizie dall’interno

L’informazione ai tempi del coronavirus – Regole e deontologia della comunicazione sanitaria – Webinar del 18.12.2020 organizzato da: Gemelli Molise, Ordine dei Giornalisti e Associazione Amici Università Cattolica

Buon pomeriggio a tutti,

nel ringraziare per l’invito il Gemelli Molise, l’Ordine dei Giornalisti al quale mi onoro di appartenere e l’associazione Amici Università Cattolica, mi fa piacere far presente in questa sede che sono diventato medico chirurgo e specialista internista nel cuore dell’Alma Mater, ovvero nella Facoltà di Medicina e Chirurgia alla Cattolica di Roma, e dove ho anche conseguito il diploma di esperto in bioetica istituito come corso al Gemelli di Roma tra i primi in Italia.

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Marte, Mercurio e Pan con modeste proposte per prevenire

Videointervista a cura di Giuseppe Rocco del Quotidiano del Molise

Trascrizione

Giuseppe Rocco: A che punto è secondo Te la “fase 2” così definita da Conte? Parlo naturalmente dal punto di vista medico e psicologico, ovviamente non politico.

Amedeo Caruso: Penso che la cosiddetta “fase 2” sia da gestire con molta attenzione da parte di tutti, specie i giovani, che forse hanno sofferto più degli altri la necessità di muoversi, uscire, incontrarsi, ritrovarsi nei soliti posti di riunione. Credo sia importante sottolineare che, con questa maggiore libertà di movimenti e di uscite e di visite a “congiunti”, il pandemonio pandemico non è finito e se non si sta attenti, rischiamo di fare un buco nell’acqua e di ritrovarci di nuovo con ospedali zeppi di persone ammalate. Anche per quanto riguarda gli studi medici, ho potuto notare che troppe persone non hanno ben capito che bisogna munirsi di mascherine per accedervi, bisogna evitare di affollarsi per fare richieste di medicine che possono tranquillamente essere spedite via email. In questo i giovani dovrebbero attivarsi, per aiutare i nonni e gli zii che hanno meno consuetudine e familiarità con gli strumenti tecnologici che ci consentono di evitare i contatti inutili e i contagi pericolosi.

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Viaggio a Cracovia

Ottobre 2017

Ho ricevuto pochi mesi fa in estate un invito che accetto volentieri: inaugurare a Cracovia, presso l’Istituto Italiano di Cultura diretto dal dott. Ugo Rufino, la 17° settimana della Lingua Italiana nel Mondo, che si terrà tra il 16 e il 23 ottobre 2017. Questa partecipazione nasce da un suggerimento al Direttore dell’Istituto da parte di una gentile e colta amica, la dott.ssa Isabella Astorri, presidente della Società Italiana per la Protezione dei Beni Culturali del Molise, anche lei impegnata in questa avventura della Settimana della Cultura Italiana in Polonia. Sono davvero lieto di partecipare, dato che il tema proposto è Cinema e psicoanalisi, argomento per il quale ho una certa passione e sul cui tema ho pubblicato una trilogia: Pazzi per il Cinema, MediCineTerapie (Alpes, Roma, 2013), Regie dell’inconscio (Alpes, Roma, 2015) sulle radici psicoanalitiche del cinema italiano d’autore e Trancelluloide (Alpes, Roma, 2016), un dizionario di cinema e ipnosi (il primo al mondo, mi si perdoni l’immodestia ma è la semplice verità). Continua a leggere Viaggio a Cracovia

In memoria di Jerry Lewis – Buon viaggio, Picchiatello!

L’estate sembra essere diventata la stagione più crudele e più triste per chi ama il cinema. Sono trascorsi pochissimi giorni dal volo nelle sale del Paradiso-Cinema di Jeanne Moreau e di Sam Shepard, che subito dobbiamo piangere la partenza di Jerry Lewis per la stazione spaziale celeste di Freedonia (il libro-luogo più informato e intelligente sul cinema comico ebraico americano… se non l’avete o, peggio, non lo conoscete, fatti vostri!) di uno dei più grandi attori e registi ebreo-americani di tutto il panorama del Novecento. Continua a leggere In memoria di Jerry Lewis – Buon viaggio, Picchiatello!

Epitaffio per due artisti indimenticabili: Jeanne Moreau e Sam Shepard

Curioso commemorarli insieme, ma la prima ragione è che sono partiti quasi insieme per lo Stato (lo nominiamo col titolo del film di Clint Eastwood) dell’Hereafter. Resteranno sempre con noi e con tutti quelli che hanno visto almeno Jules e Jim e si sono innamorati di tutti e tre gli attori del film. Jeanne Moreau ha attraversato settant’anni quasi di cinema francese, europeo e americano, passando da Grisbì del grande Jacques Becker, salendo sull’Ascensore per il patibolo dell’angelico Louis Malle, per il quale ha girato anche Les amants, ma è stata grandissima anche nella Notte di Michelangelo Antonioni e come  Eva di Joseph Losey. Ha lavorato per quel genio di Orson Welles (Il processo, Falstaff, Storia immortale, The Deep), scintillava negli Ultimi fuochi di Elia Kazan e si è spinta con Wenders Fino alla fine del mondo, recandosi in anticipo Al di là delle nuvole per merito di Antonioni e Wenders. Continua a leggere Epitaffio per due artisti indimenticabili: Jeanne Moreau e Sam Shepard

Papa-pop-soap-opera – Recensione a The Young Pope di Paolo Sorrentino

Vita, avventure e miracoli del giovane pontefice di Sorrentino

Il regista della Grande Bellezza ha realizzato una splendida collana composta da dieci pietre preziose di uguale caratura e durata (all’incirca 60 minuti l’una) che abbiamo avuto modo di vedere subito dopo la proiezione in anteprima delle prime due puntate alla Mostra del Cinema di Venezia del 2016, cui siamo mancati per ragioni strettamente personali e dolorose. Continua a leggere Papa-pop-soap-opera – Recensione a The Young Pope di Paolo Sorrentino

Ricordo di Salomon Resnik, lo psicoanalista che curava gli psicotici

Non sono stato un allievo di Salomon Resnik, ma posso dire di averlo conosciuto abbastanza bene per una fortuita circostanza. A quell’epoca – parliamo di circa quaranta anni fa – ero molto infervorato della materia e bazzicavo il milieu psichiatrico-psicoanalitico seguendo dei corsi speciali che Leonardo Ancona teneva all’Università Cattolica di Roma dove ero sul punto di laurearmi. Nel luglio 1978 il professor Ancona organizzò un congresso internazionale dell’A.I.E.M.P.R. (Association Internationale Etudes Mèdico-Psicologiques Et Rèligieuses) dal titolo Il revival dell’irrazionale, riuscendo a coagulare in un paio di giornate la presenza di personaggi titanici come Elemire Zolla, Emilio Servadio, Franco Fornari e Salomon Resnik, oltre a tanti altri grandi come Renzo Carli, Lucio Pinkus, Léon Cassiers e numerosi studiosi ed esperti stranieri di Continua a leggere Ricordo di Salomon Resnik, lo psicoanalista che curava gli psicotici

In morte di Massimo Fagioli: due storie parallele

Estratto da Pazzi per il Cinema (Alpes, Roma, 2013)

PSICOANALISTI E REGISTI TRA DIVANO E CINEPRESA

Mettiamo subito le carte in tavola. I personaggi principali di questa psico-inchiesta sono i registi Marco Bellocchio e Blake Edwards e i rispettivi psicoanalisti Massimo Fagioli e Milton Wexler. Tema: che cosa succede quando un bravo regista, come i due suddetti, chiede aiuto al suo psicoanalista per girare un film? E precisamente: che cosa viene fuori da questa collaborazione? Continua a leggere In morte di Massimo Fagioli: due storie parallele