Intervista a Giorgio Albertazzi – Vie (e) regie dell’inconscio

In ricordo di Giorgio Albertazzi, ripubblico questa intervista contenuta nel mio libro Regie dell’inconscio (Alpes, Roma, 2014) sulle radici psicoanalitiche del cinema italiano d’autore. Dopo il nostro primo incontro continuammo a vederci sia per arricchire l’intervista e sia perché nacque lentamente una bella amicizia che lo convinse ad accettare il mio invito a partecipare come relatore a un convegno su psicologia e comunicazione di cui ero uno degli organizzatori. Fui da lui coinvolto a fare un intervento alla Camera a un convegno sul Teatro come veicolo di psicologia formativa e creativa nella scuola (pubblicato in La psicoanalisi all’Opera) dove il Maestro era ospite d’onore. Continua a leggere Intervista a Giorgio Albertazzi – Vie (e) regie dell’inconscio

TRANCELLULOIDE – Dizionario ragionato di cinema e ipnosi

Sono lieto di invitarti alla presentazione del mio nuovo libro

TRANCELLULOIDE – Dizionario ragionato di cinema e ipnosi

Questa nuova opera è – scusa l’immodestia – il primo dizionario al mondo di cinema e ipnosi. Unico nel suo genere, percorre tre secoli di cinema (dal 1897 al 2015!) e “analizza” oltre 300 film rari, difficilmente visti o vedibili, di grande successo o di nicchia, dove l’ipnosi è presente in modo totale, parziale e anche marginale. È un manuale agile e divertente che può trasformarsi in un piacevole corso per capire, attraverso il cinema, che cosa è e che cosa non è l’ipnosi.
Simona Argentieri e Simonetta Putti converseranno con me dopo una videoproiezione ispirata al libro.
Al termine dell’evento ci sarà un brindisi ipnocinefilo!

SABATO 21 MAGGIO 2016 – ORE 18.00
CINECLUB DETOUR – Via Urbana, 107, 00184 Roma (Metro Cavour)

Cineclub-Detour

Taxi Teheran – Un coraggioso tappeto volante giallo in giro per il mondo

La Serenissima Leonessa, divoratrice di celluloide, quest’anno ci ha accolto con una sorpresa fuori programma insperata e molto apprezzata. Il festival comincerà tra un paio di giorni, ma noi siamo già qui per incontrare gli amici veneziani che vediamo sempre – almeno annualmente – in occasione della Mostra del Cinema e che da qui salutiamo. Al cinema Giorgione proiettano Taxi Teheran di Jafar Panahi, che potrebbe già bastare da solo a farci ancora più convinti che il cinema fa bene, aiuta a riflettere e, se abbiamo un cuore, ce lo rende più forte e capace di coraggiose e generose azioni. Il film ha già vinto, lo sappiamo, l’Orso d’Oro a Berlino, ma potrebbe essere un vincitore ideale ex-aequo con qualunque film che conquisterà il Leone d’oro di questa edizione. Vale la pena che ne parliamo, affinché non ve lo perdiate, ovunque voi siate, ovunque lo troviate. Intanto è una dimostrazione pratica di come la creatività sia il motore più potente di ogni operazione artistica, e poi di quanto possa costare poco la realizzazione di un film se fatto con passione, ingegno e motivazione. La motivazione è quella di un regista inviso al suo governo, al quale da’ non poco fastidio, da parecchi anni ormai. Ma non demorde. Lo hanno condannato con divieto di fare film per un ventennio (come il periodo in cui er puzzone faceva tremare tutta Roma), messo dentro e fuori la prigione per vari mesi, nell’arco di un paio di anni, dopo processi burletta e accuse per noi assurde. Ma niente e nessuno lo fermano. Il pacifico Panahi è riuscito non solo a girare in clandestinità due film dopo le pene comminate, ma ha avuto la forza di farli uscire dal suo Paese e mostrarli al mondo intero (This is Not a Film del 2011 e Closed Curtain del 2013). E così ha fatto con questo terzo film, che rappresenta una vera e propria dichiarazione d’arte poetica cinematografica, ma anche una carta di celluloide volta a difendere i diritti dell’uomo e della donna in Iran e in tutto il mondo.

Panahi stesso è il guidatore di un taxi giallo. Così ha risparmiato su un altro attore e ha servito la sua causa perfettamente. Allora, la creatività… Già, perché in Taxi Teheran – film molto fuori degli schemi – anche di creatività, di originalità si tratta. Tanti anni fa il nostro indimenticabile inimitabile Alberto Sordi, girò ben due film (uno nel 1983 e l’altro nel 1987) come attore protagonista e da regista, intitolati Il tassinaro e Un tassinaro a New York, ricordate? Beh, si potrebbe dire: Guarda questo Panahi, ha rubato l’idea al nostro Albertone e il suo film non ha niente di originale! Ebbene, a parte l’idea del taxi (giallo anche questo) carpita all’ottimo Sordi, questo film è una vera gemma abbagliante, anzi un’esplosiva mistura di cinema ultrarealista con attori non professionisti e dialoghi che daranno di sicuro nuovi problemi in patria al regista ed ai suoi interpreti… o forse, invece, gli impediranno guai ulteriori, ed è quel che speriamo. Gli ottantadue minuti del film scorrono veloci quanto possono durare quattro o cinque corse di un vero taxi. Il tenace Panahi prende a bordo di volta in volta dei personaggi, che gli consentono di esporre, indirettamente, le gravi difficoltà che affliggono le menti e i corpi degli umani pensanti. Ci piace pensare e sottolineare però che, sebbene il governo e le leggi iraniane siano quelle che siano, il discorso riguarda anche noi popoli che ci crediamo liberi e forse tanto liberi non siamo. Decidete voi quando vedrete questo film scarno, povero, ironico, intelligente, che nell’alternarsi dei clienti del taxi, fa una panoramica cruda e spietata delle vessazioni e della cecità di un potere che soffoca le menti e incarcera i corpi, ma, suo malgrado, ipertrofizza la creatività degli artisti e nutre gli animi del popolo di forza e coraggio operativi. Posta una telecamera all’interno dell’auto, che spesso lo inquadra, il granitico regista (ha deciso di non scappare dalla sua patria e non è potuto andare a ricevere l’Orso d’oro a Berlino (lo ha ritirato la nipotina al suo posto), ma quanto gli costa ai dittatori…?) ospita insieme – succede come a Cuba, non puoi avere il taxi tutto per te – un borseggiatore reazionario e tagliagole e una dolce maestra che sa il fatto suo e gliene canta quattro. Quindi sale un venditore di dvd pirata col quale l’autista intrattiene un discorso sul cinema straniero proibito, che però viene diffuso largamente e senza sosta, perché la sete di conoscenza aumenta con il divieto di bere alla sorgente della cultura. Ecco due magnifiche signore anziane che sono in missione catartica, in quanto devono liberare due pesci rossi in una vasca a scopo propiziatorio, ma la sfera di vetro si rompe e devono fare tutto con urgenza. Di forte impatto è il momento in cui il taxi viene bloccato perché c’è stato un incidente e un uomo giace a terra ferito e sanguinante. Il nostro cinetaxi conduce il moribondo e la moglie verso l’ospedale e l’aspetto più drammatico viene sottolineato dal fatto che l’uomo chiede costantemente di poter fare testamento a favore della moglie, e la donna prega il tassista di essere testimone della richiesta e gli telefonerà in seguito più volte, per accertarsi che potrà chiamarlo in causa. Perché? La ragione è presto detta: l’eredità dell’uomo, morendo senza figli e senza testamento, passerebbe alla famiglia di lui e la povera donna sarebbe costretta a una vita grama, che nella maggior parte dei casi conduce le vedove alla prostituzione. Questa è la legge del posto. L’episodio più birichino è quello che vede protagonista la bravissima giovanissima attrice Hana Saeid, che impersona nel film se stessa, la nipotina del taxista (buon sangue cinematografico…pellicola che non mente!) che bacchetta lo zio in base agli insegnamenti delle sue maestre a proposito di ciò che è giusto o ingiusto fare. E soprattutto assistiamo a una lezione di cinema nel cinema, perché la ragazzina dalla lingua lunga e dal cervello agile, ha anche una fotocamera che riprende lo zio. A Teheran i bambini fanno sì scuola di cinema, ma sono indottrinati a senso unico, peccato! Infine, ecco l’avvocato, che deve essere sicuramente il vero avvocato del nostro regista-eroe. Si tratta di una donna che reca in braccio un fascio di rose e discetta sapientemente col guidatore a proposito dei diritti umani. A fine corsa lascerà una rosa rossa a simbolo di delicata ma irresistibile insurrezione permanente contro i soprusi. Capiamo che qualche delatore ha avuto la sua parte nelle traversie del regista, forse qualcuno che si dichiarava suo amico, da un breve incontro che fa il taxi cineasta con un suo amico. Purtroppo così va il mondo, ma sembra esserci sempre qualcuno, per fortuna, che riesce a capire e perdonare e soprattutto – come nel caso di Panahi – a far venir fuori da una tragedia un’opera d’arte. Lunga vita a questo strabiliante cineasta. Dunque la visione di questo film è altamente raccomandata se volete mantenervi vivi, vigili e vegeti. E, se ce la fate, andatevi a cercare gli altri film di questo caparbio umile titano del cinema. Se volete farli vedere anche ai vostri figli o nipoti, caldamente consigliati sono Il palloncino bianco e Offside: li farete forti e felici.

O Capitano! Mio Capitano! Epitaffio per il comandante Gerardo De Rosa in occasione del trentennale del sequestro dell’Achille Lauro

Quest’articolo è estratto dal mio libro Diario psicofuturista 2014-2015 di imminente uscita.

Quando la nave da crociera Achille Lauro salpò da Genova il 3 ottobre 1985 con me sopra, non sapevo neanche chi fosse il capitano dell’imbarcazione. Navigavo in viaggio premio con il grado di secondo medico di bordo insieme a un caro amico il cui zio era a quei tempi il commissario straordinario della Flotta Lauro, che ci promise questo viaggio offrendolo al nipote e consentendo a me di lavorare viaggiando. Vedrai – mi disse – per il secondo medico di bordo c’è poco lavoro, in genere svolge tutto il direttore sanitario (cioè il primario), che però sarà lieto della tua collaborazione. Una crociera dunque di tutto relax sembrava aspettarci. La seconda sera di navigazione, come di consueto, si svolgeva la cerimonia della presentazione degli alti ufficiali a tutti i passeggeri, con il comandante e il suo staff che stringono la mano a ciascuno e relativa fotografia (che ancora conservo gelosamente). Ebbi così il primo contatto col comandante Gerardo De Rosa, con il quale avrei poi condiviso futuri giorni di pericolo e avventura.  Continua a leggere O Capitano! Mio Capitano! Epitaffio per il comandante Gerardo De Rosa in occasione del trentennale del sequestro dell’Achille Lauro

Nelo Risi, un poeta cineasta sensibile a Psiche

Risi_dedicaIn memoria di Nelo Risi, poeta e cineasta pubblichiamo l’intervista che fa parte del libro Regie dell’inconscio. Da allora è nata una sincera e spontanea amicizia con Lui e la moglie Edith – finissima scrittrice e acuta cineasta – che ci ha portato a incontrarci in diverse amabili occasioni. Sia questo un affettuoso omaggio a un vero Maestro di cinema poetico e al raro poeta cinematografico che è stato. Continua a leggere Nelo Risi, un poeta cineasta sensibile a Psiche

Il fidanzato della parrucchiera – Recensione a Sarà il mio tipo? Di Lucas Belvaux

Sembra che le parrucchiere portino fortuna al cinema francese. Dopo quel capolavoro che è Le mari de la coiffeuse (1990) – di Patrice Leconte, con protagonista la nostra bellissima attrice Anna Galiena, in una delle vette della sua bravura, e Jean Rochefort, perfetto come mai – ecco comparire un’altra parrucchiera (quasi una sorella minore di Mathilde-Galiena) che ci regala un’interpretazione superba e ci dà una lezione femminile d’amore ancora più matura psicologicamente di quella del film di Leconte (perché qui non muore nessuno… morire d’amore è una tendenza ormai sconfitta dalla psicoanalisi). Siamo di fronte questa volta a una vera e propria rivincita delle parrucchiere contro gli algidi intellettuali che, pur insegnando filosofia, non hanno capito niente della vita e zero dell’amore. Il bello sofisticato di turno è Continua a leggere Il fidanzato della parrucchiera – Recensione a Sarà il mio tipo? Di Lucas Belvaux

Una lettura psicoanalitica del romanzo di un giudice – Frammenti di storie semplici

Come mai un giudice – autore di un romanzo che può fregiarsi della prefazione di Domenico Gallo, un insigne magistrato già senatore nella XII legislatura ed è arricchito dalla postfazione di Armando Spataro, altro illustre magistrato attualmente procuratore della Repubblica di Torino – richieda a uno psicoanalista a lui sconosciuto di fare una lettura psicoanalitica del suo romanzo, è quello che i lettori scopriranno nello scritto di Amedeo Caruso che conclude il libro di Roberto Oliveri del Castillo, magistrato che opera nel distretto di Bari. Continua a leggere Una lettura psicoanalitica del romanzo di un giudice – Frammenti di storie semplici

L’armadio dei Sogni – visita alla mostra I vestiti dei sogni – La scuola dei costumisti italiani per il cinema

Che fortuna abitare a Roma. A Roma tutti i sogni diventano desideri. E tutti i desideri – culturali almeno – vengono esauditi. Accade così che dopo la visione, ieri sera, di un meraviglioso docufilm dedicato a Truffaut, Le Spectacle Interieur, realizzato da Vittorio Giacci e proiettato in visione privata per i simpatizzanti e i soci del Centro Studi Psiche Arte e Società presso un’enoteca da sogno in via delle Quattro Fontane, sotto le volte costruite dal Borromini, ci svegliamo oggi pronti a visitare una mostra “avvolgente” dal titolo intrigante per lo psicofuturista: I vestiti dei sogni. Si tratta di un lungo Continua a leggere L’armadio dei Sogni – visita alla mostra I vestiti dei sogni – La scuola dei costumisti italiani per il cinema

Una MediCineTerapia inefficace: Mia madre di Nanni Moretti

Il nuovo film del Moretti Nanni somiglia a un piccolo aereo da turismo che per tutto il primo tempo si agita sulla pista di atterraggio a destra e a manca, in attesa di un decollo che non avverrà. Il tema è forte: si parla di una madre, la sua, che sta morendo e di cui il regista non può che parlarci con il linguaggio che gli è più consono, quello cinematografico. Per cominciare si sdoppia in una coppia fatta da una sorella regista, interpretata con marcata (ma forse naturale) fragilità da Margherita Buy, e da lui stesso come il di lei fratello, che non si capisce che lavoro faccia, se non nel secondo tempo, quando il volo del trabiccolo aereo si trasforma in quello di Icaro, fa sciogliere la cera delle ali come nel mito, spingendosi troppo vicino al sole dei riflettori del Cinema e sta per piombare a terra. Continua a leggere Una MediCineTerapia inefficace: Mia madre di Nanni Moretti

Irving Penn, lo scatto che cattura l’anima

Esistono, in alcune famiglie, dei doni preziosi distribuiti con generosità dalla natura. Parliamo gente dotata nel campo dell’arte, come i fratelli Auguste e Louis Lumière (modesti, dichiararono: Il cinema è un’invenzione senza futuro); o addirittura di cinque fratelli come i Marx, di cui Groucho fu senz’altro il più geniale, ma Harpo e Chico erano due pezzi da novanta e gli altri due, Gummo e Zeppo, non erano poi soltanto dei clown. Così possiamo dire dei fratelli Skladanowsky, disseppelliti dall’oblio, grazie a Wim Wenders, che con il film omonimo del 1995, rivela come Eugen e Max avessero inventato il cinema tre anni prima dei Lumière, proiettando con un apparecchio di loro invenzione, il bioskop, otto brevi sequenze filmiche (è un film delizioso!). Ma anche in Italia possiamo vantare due grandi talenti come i fratelli Bernardo e Giuseppe Bertolucci, entrambi registi di cinema; i fratelli Paolo e Vittorio Taviani, che addirittura i film li girano insieme firmandoli congiuntamente; Continua a leggere Irving Penn, lo scatto che cattura l’anima