Epitaffio per due artisti indimenticabili: Jeanne Moreau e Sam Shepard

Curioso commemorarli insieme, ma la prima ragione è che sono partiti quasi insieme per lo Stato (lo nominiamo col titolo del film di Clint Eastwood) dell’Hereafter. Resteranno sempre con noi e con tutti quelli che hanno visto almeno Jules e Jim e si sono innamorati di tutti e tre gli attori del film. Jeanne Moreau ha attraversato settant’anni quasi di cinema francese, europeo e americano, passando da Grisbì del grande Jacques Becker, salendo sull’Ascensore per il patibolo dell’angelico Louis Malle, per il quale ha girato anche Les amants, ma è stata grandissima anche nella Notte di Michelangelo Antonioni e come  Eva di Joseph Losey. Ha lavorato per quel genio di Orson Welles (Il processo, Falstaff, Storia immortale, The Deep), scintillava negli Ultimi fuochi di Elia Kazan e si è spinta con Wenders Fino alla fine del mondo, recandosi in anticipo Al di là delle nuvole per merito di Antonioni e Wenders. Ma per noi psicoanalisti resta fondamentale la sua interpretazione della principessa presidente della Società psicoanalitica italiana nel 1946 Alessandra Wolff (moglie dell’autore del Gattopardo) nel film Il manoscritto del Principe di Roberto Andò (vedi il nostro Regie dell’inconscio, Alpes, Roma, 2014, dove si parla anche della vera principessa freudiana nell’intervista con Simona Argentieri). La ricorderemo sempre anche come interprete di un paio di canzoni immortali, cercatevele: Le tourbillon e Each man kills the thing he loves, il cui testo è tratto da The Ballad Of Reading Gaol di Oscar Wilde. Ci ringrazierete.

Sam se n’è andato molto più giovane di Jeanne, che avrebbe compiuto 90 anni a breve, mentre lui era afflitto dalla temibile sclerosi laterale amiotrofica che gli ha fatto concludere il viaggio terreno a 73 anni. Due colossi che tra cinema, teatro, musica, canto e scrittura lasciano dietro di loro una scia lunghissima di film e opere e canzoni imperdibili. Il buon Sam ha fatto anche il batterista di uno sconosciutissimo gruppo rock (Holy Modal Rounders), vivendo una love-story nel 1971 con Patti Smith, l’unica esperienza che non gli invidiamo, dopo averla conosciuta assai antipatica e scortese per un’intervista dopo concerto, lontanissima dal suo mito e dai suoi testi ( e dunque la vera Patti è così). Il testo che prediligiamo del commediografo è Pazzo d’amore, che è diventato un film meraviglioso per la regia strepitosa di Robert Altman, e che Shepard ha interpretato insieme alla bellissima e brava Kim Basinger. Il film non è difficile da trovare, ma vi assicuriamo che è una splendida prova di bravura tra i due, con un finale davvero psicoanalitico, che solo chi ha visto il film di John Cassavetes Love streams potrebbe indovinare (così dovrete vedervi pure questo!). Ha vinto il prestigioso Premio Pulitzer nel 1979 per la sua opera Buried Child. Non scorderemo facilmente neanche il film Uomini veri di Philip Kaufman, per il quale per poco non vinse l’Oscar.

Strana e pericolosa data per attori e registi il 30 di luglio, ed anche il 31 non scherza: nel 2007 se ne andarono due altri giganti quali Ingmar Bergman e Michelangelo Antonioni, proprio il 30 di luglio! Lo scriviamo perché, da bravi psicoanalisti, non crediamo a queste “coincidenze”, ma siamo certi che attori e registi staranno facendo gli scongiuri! (non è vero ma ci credo, diceva Eduardo). Ma noi vogliamo incoraggiarli e ricordargli che i veri artisti non muoiono mai!

Pubblicato da

Amedeo Caruso

Presidente del Centro Studi Psiche Arte e Società, direttore dell'omonima rivista. Medico-Chirurgo, specialista in Medicina Interna, Psicoterapeuta, Esperto in Bioetica.